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ANALISI DEL MATERIALE FOTOGRAFICO:
a cura del Dott. Giuseppe Farlenga e del Sig.
Antonio Soldani collaboratori di UfoNetwork.it
Dopo la cronaca e le testimonianze, fondamentali per
avere delle garanzie di autenticità dei fatti, è giunto il momento
di guardare i risultati delle analisi compiute dai nostri esperti
sulle foto che Graziano C. ci ha inviato, così potremmo avere un'
idea più chiara su cosa è stato ritratto in quelle foto e se si
tratta veramente di un oggetto in tre dimensioni o di un gioco di luci
causato da qualche riflesso particolare o altro.
Daniele P.(www.UfoNetwork.it ©)
PERIZIA TECNICA A CURA DEL Dr. GIUSEPPE FARLENGA
La prima idea che ci siamo fatti osservando il materiale fotografico riguardante il caso ufologico di Pontedera è che tale avvistamento meritava più attenzione di quanta in realtà non gliene sia stata data.
Passato quasi inosservato dai media, l’avvistamento in questione è stato infatti descritto solo attraverso due scarni articoli apparsi sul quotidiano locale “Il Tirreno” in quei giorni.
Il materiale fotografico raccolto dal testimone consta di alcune fotografie riguardanti un oggetto volante non identificato i cui movimenti non lasciano dubbi sul fatto che non si tratti di un velivolo convenzionale.
LA SCIA
In una delle fotografie è ben visibile una scia molto interessante, ed è proprio
su questa immagine che si sono concentrate maggiormente le nostre
indagini.
E’ importante sottolineare che tale scia, così come è stata colta dal sensore della fotocamera (SONY DSC-P52) del testimone, è stata generata dal movimento repentino dell’oggetto in relazione ai tempi di esposizione lunghi (2 secondi) indispensabili per l’oscurità.
La scia luminosa quindi non è stata generata da detriti, fumi o simili ma dalla semplice immagine “non fissata” sul
quadro.
Tuttavia questo “mosso” risulta determinante per studiare quali movimenti ha compiuto l’oggetto durante gli istanti in cui è stata
scattata la foto.
Le varie osservazioni che seguiranno portano ad escludere il fatto che il soggetto fosse fermo e che il movimento sia stato provocato accidentalmente dalla mano mossa del fotografo.
La prima conferma di quanto appena esposto ci è data dalla “fluidità” della scia che, unita ai minuscoli cerchi involuti nella parte terminale dell’immagine,
fornisce una prova quasi inequivocabile.
Ma sarà l’analisi dei piani prospettici a portarci ad escludere che l’oggetto fosse fermo o che, ancor peggio, l’intera
immagine sia stata ricavata utilizzando una tavolozza grafica o
simili.
L’oggetto, dall’apparente movimento casuale, si muoveva in realtà su dei piani prospettici principali che, con l’aiuto
del CAD, sono stati individuati e tracciati.
Per comodità abbiamo nominato tali piani con la lettera “J” e numerati progressivamente, partendo dall’ipotesi che l’oggetto provenisse dal piano “J” per arrivare al piano “J5”.
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Tali piani denotano delle prospettive corrette e pertanto riteniamo molto improbabile che l’immagine sia un falso generato bidimensionalmente.
Si è poi proceduto alla realizzazione di un modello tridimensionale con del filo di ottone di quella che è stata la traiettoria descritta dall’oggetto nei due secondi dei tempo di posa.
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Una volta ottenuta una sagoma sovrapponibile con il tracciato CAD abbiamo proceduto ad eseguire una serie di fotografie da punti prospettici differenti rispetto a quello fornito dal testimone.
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In questo modo si sono potuti evidenziare gli spostamenti dell’oggetto rispetto alle tre dimensioni geometriche dello spazio e, parallelamente, fornire uno strumento di confronto per gli altri testimoni dell’avvistamento che si trovavano in luoghi differenti.
Tuttavia, la mancanza di punti di riferimento (case, alberi, ecc) non ci acconsente di affermare senza ombra di dubbio che l’oggetto fosse realmente in cielo in quanto una scia simile sarebbe riproducibile anche all’interno di una stanza buia, impugnando ed agitando in aria un punto luminoso.
Purtroppo la mancanza di una pellicola (essendo l’immagine eseguita tramite fotocamera digitale) non ci permette di eseguire importanti analisi sul negativo tuttavia non vi sono motivi di dubitare del testimone.
Ma saranno quelle che per comodità abbiamo chiamato “disturbi gravitazionali” a farci presupporre che la foto ritrae realmente un UFO, inteso come velivolo non terrestre.
Agendo con vari programmi informatici in grado di esaltare il contrasto e migliorare la definizione dei pixel sono emerse delle zone, lungo la traiettoria descritta dall’oggetto in cui la scia presentava delle anomalie:
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Di questi punti ne sono stati individuati almeno sei che per chiarezza abbiamo denominato con le rispettive lettere A, B, C, D, E ed F.
Sottoponendo l’immagine ad ulteriori ingrandimenti (senza manipolare i pixel in alcun modo) sono emersi i tre punti che consideriamo più interessanti:
il punto A, il B ed il C.
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Nei riquadri A e B l’oggetto sembra, in quella porzione dello spazio, compiere dei movimenti estremamente repentini in più direzioni oppure essere avvolto da un forte campo antigravitazionale. E’ importante sottolineare che i fenomeni sopra descritti rientrano in quella rara casistica che contraddistingue gli avvistamenti ufologici autentici e più interessanti.
Nel riquadro C l’oggetto sembra aver mutato per un istante la sua dimensione:
espandendosi quasi in una pulsazione. Anche in questo caso si tratta
di un altro fenomeno sinonimo di “non terrestre” già riscontrato e
documentato nei migliori e più discussi casi dall’ufologia internazionale.
Dr. Giuseppe Ferlenga © (Coll. UfoNetwork
.it)
PERIZIA FOTOGRAFICA DEL Sig. ANTONIO
SOLDANI
Una
foto scattata al volo alla luce che pulsante si manifestava nel cielo
notturno comparendo e scomparendo
con un movimento privo di razionalità, ed una seconda realizzata nel
momento in cui
la
luce scompariva almeno alla sensibilità dell’occhio, per un tempo
di posa quantificato in circadue
secondi. Le foto digitali possono essere soggette facilmente a
manipolazioni di qualsiasi genere,per
questo un’analisi delle stesse deve partire con il postulato
fondamentale della buona fede
dell’autore
e della loro genuinità scevra da foto ritocchi; questi usati solo in
seguito nell’analisi
meramente
volti all’evidenziare strutture presenti con schiarimenti o aumenti
di contrasto o nell'uso di filtri e interpolazioni. Sia pure digitali le macchine fotografiche
rispettano le regole impostate dallo scatto coppie di tempi e diaframmi e all’occorrenza del flash.
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Scia
luminosa con la probabile evoluzione dal centro dell’immagine |
La
foto più interessante almeno dal mio punto di vista è quella
denominata “scia”, una foto scattata
con
un tempo relativamente lungo, circa due secondi e date le condizioni
di illuminazione “cielo
notturno” si presuppone che anche il diaframma fosse a tutta apertura. Abbiamo
quindi, la
concomitanza
di uno stato emotivo dell’autore, con condizioni critiche ottiche,
il normale tremore
della
mano dovuto in gran parte al battito del cuore e alla respirazione,
che richiede in condizioni di
sufficiente
sicurezza un tempo di almeno un trentesimo di secondo per evitare il
mosso; porterebbe
a
pensare che la scia sia frutto appunto di tutte queste cause, e forse
almeno in parte lo è, e cioè
nella
parte mediana dell’immagine dove la luce è più evidente e presenta
delle “evoluzioni”
circolari,
infatti è presumibile che sia proprio dal centro della foto che sia
iniziato lo “scatto”,
normalmente
infatti si tende sempre, se non sono richiesti piani particolari di
ripresa a posizionare
il
soggetto al centro del campo inquadrato, ed in questo caso sicuramente
non c’è stato tempo né di
pensare
né di realizzare una particolare inquadratura.
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Elaborazione
con evidenziazione ed ingrandimento della “scia luminosa” |
Il
resto della scia però non presenta né sbavature né sovrapposizioni
e corre sia pure con un andamento
incoerente verso l’alto, e forse è questo il movimento che
l’occhio non poteva
apprezzare
perché rapidissimo ma che non ha mancato di materializzarsi su di un
mezzo più
sensibile
quale il sensore della fotocamera. Il tremore della mano non poteva
essere causa anche di
quella
parte della scia dall’aspetto “filiforme” forse l’ha aiutata
in qualche movimento, ma due
secondi
sono pochi e passano in fretta, allora che cosa poteva essere
l’oggetto che ne è stata la
fonte,
un oggetto luminoso e veloce, che appare e scompare, che segue
traiettorie impossibili per i
nostri
mezzi abituali di volo, né meteore o bolidi anche se pochi giorni
prima era la notte in cui
questi
si manifestano, né fulmini globulari e sarebbe altresì assurdo
pensare a pianeti come Giove o
a
improbabili congiunzioni astrali. Ma prima comunque di ipotizzare la
risposta, cerchiamo anche
nella
natura, esistono infatti il Miraggio e l’”Effetto Fata Morgana” che sono fenomeni ottici
atmosferici
causati dall'interazione tra luce e l'aria. Il primo si verifica
quando i raggi luminosi
attraversano
strati d'aria di diversa temperatura e densità, subendo una
deviazione detta rifrazione:
la
luce si incurva verso l'aria più fredda e più densa. Interessa, in
particolare, gli strati d'aria più
vicini
al suolo: se l'aria vicina al terreno è più calda rispetto a quella
sovrastante, la luce, nel passare
dall'aria
calda a quella più fredda, si incurva verso l'alto facendo vedere
capovolto e più basso rispetto alla realtà l'oggetto osservato che,
però, verrà visto anche nella posizione reale perché altri
raggi
cadranno diritti all'occhio dell'osservatore.
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| Miraggio |
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| Effetto Fata Morgana |
Questo
effetto di immagine riflessa su di uno specchio d'acqua si può notare
anche sull'asfalto stradale,
quando è arroventato dal sole. Nel secondo caso invece si richiede
che si verifichi un forte
raffreddamento
degli strati d'aria vicini al suolo, e l'immagine appare
all'osservatore a una notevole
altezza
rispetto il suolo, quindi sopra la posizione reale. L'oggetto sembra
così sospeso nel cielo e si
può
vedere anche oltre la curvatura terrestre, tutto ciò nel caso che si
potesse pensare ad una luce in
probabile
movimento magari un’auto presente nella zona, ma il 18 di agosto e
alle 3 e 30 di notte,
credo
che mancassero le condizioni ottimali per il verificarsi di questi
fenomeni.
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Elaborazione
dell’Ufo di Bosaro e della Luce di Pontedera
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Prendo
ora rapidamente in considerazione la foto dell’oggetto fermo, questo
presenta una struttura
che potrei
definire ad ala o boomerang luminoso, e ricorda per similitudine
l’”Ufo di Bosaro”, ho
introdotto
volutamente al termine il concetto di UFO, che è appunto ciò che
sembra logico ipotizzare come soluzione all’enigma della “Luce di
Pontedera”.
Antonio
Soldani © (Coll. UfoNetwork.it )
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