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MARTE: QUANTE ANOMALIE!

Qual'è il criterio per stabilire l'artificialità di un sito? Esistono dei dispositivi computerizzati, usati in ambito militare, in grado di esaminare le prospezioni di aerofotogrammetria e stabilire la probabilità che eventuali strutture osservate in ambienti naturali (foreste, zone montuose etc..), siano di natura artificiale. E' indubbio che un criterio fondamentale utilizzato da tali dispositivi sia la regolarità geometrica delle forme degli oggetti studiati. La natura, per esempio, ben raramente mostra percorsi dove più linee ortogonali siano collegate tra di loro: l'angolo retto è tipica espressione della creatività umana. Interessanti per le indagini possono essere anche altre forme geometriche regolari come quelle circolari ma in questo caso i criteri di studio sono diversi in quanto sappiamo bene che la natura spesso crea cerchi, basti pensare ai crateri da impatto. Non sappiamo se nello studio delle immagini provenienti da Marte tali dispositivi siano correntemente adoperati; anzi, vista la sicumera con cui ufficialmente vengono escluse possibilità di vita che non siano microrganismi databili a qualche miliardo di anni fa, le sonde dovrebbero esserne prive. A noi, che abbiamo meno certezze assolute, non resta che osservare con pazienza le foto satellitari ed applicare gli stessi criteri di quella strumentazione, anche se dovremo impiegare molta attenzione e molto tempo per ottenere qualche risultato. Molte immagini sono state selezionate dagli studiosi per le loro caratteristiche poco naturali (es. Fig 1 eFig.2). Da tempo ci si interroga sul significato delle linee che le compongono

Fig. 1

Fig. 2

Le zone caotiche, in particolare Iani e Galaxias Chaos, hanno fornito molto materiale per esercitare la fantasia degli appassionati. Non è difficile in queste località imbattersi in percorsi facilmente assimilabili a strade, viadotti e percorsi urbani (Fig. 3 e 4).

Particolare inedito

Fig. 3 Fig. 4 credit ESA

Nella fig. 5 possiamo invece osservare una strana perimetrazione fotografata dalla sonda Mars Express nella località denominata Titonium Chasma. Si direbbe una struttura urbana travolta e sommersa da un consistente strato di fango.

Particolare inedito

Fig. 5 partic. da foto ESA

Nonostante le configurazioni testè osservate abbiano attirato l'attenzione di tutti gli studiosi che sono alla ricerca di tracce di vita intelligente sul Pianeta Rosso, non è possibile andare oltre con le supposizioni in quanto gli elementi a disposizione non sono sufficienti a definire con certezza la natura non casuale dei particolari studiati.

Fig. 6

Diverso è il caso di una delle anomalie più interessanti (Fig. 6), individuata nel 1972 dalla sonda americana Mariner9, nei pressi del polo sud a –80° di latitudine e 64° di longitudine. La peculiare conformazione della zona ha indotto gli osservatori a denominare “Inca City” questo sito giudicato subito da tutti di rilevante interesse: le tante, troppe linee ortogonali consecutive suggerivano pressantemente una molto probabile matrice artificiale. Va subito detto che le linee che si intersecano hanno una lunghezza di vari chilometri e non rientrano in nessuna delle possibili spiegazioni, nonostante la evidente stranezza. Molte sono state le ipotesi affacciate dagli studiosi: una città sepolta forse, ma anche un insieme di enormi vasche del tipo da noi usate per le saline o per l'estrazione mineraria. E' evidente che anche la NASA ha notato la stranezza del posto programmandone una nuova prospezione con la sonda MGS, alla fine degli anni '90 (Fig. 7).

Fig. 7

Le nuove foto hanno rilevato che la “Città Inca” era situata sul perimetro più esterno di una struttura circolare di circa 86 Km. di diametro

Fig. 8

Questa conformazione circolare ha aggiunto ulteriore interesse al sito senza tuttavia svelarne l'origine ed il senso. Nella Fig. 8 osserviamo, ingrandita, la parte nord-ovest della foto rilevando molte linee apparentemente composte nel dare forma a qualcosa che non si riesce comunque a definire chiaramente. I particolari osservati conservano intatta la loro carica di interesse ma non possono, in un'indagine finalizzata a reperire siti di sicura origine artificiale, essere considerati delle prove ma solo indizi, pur se di rilevante valenza.

Nel libro Ossimoro Marte fa bella mostra di se la perimetrazione di una probabile struttura urbana da me individuata nella Valles Marineris, cui ho il nome di “Città G.V.” (acronimo di Gianni Viola, il primo ricercatore italiano che ha ipotizzato una “Civiltà di Marte”). Sul sito www.elleepi.net/mars è possibile ammirare varie elaborazioni di questa “metropoli” cui è impossibile attribuire una matrice naturale per via delle troppe linee parallele ed ortogonali che si alternano e si susseguono con regolarità tesa a creare un evidente percorso urbano.

Fig. 9 Fig. 10 Fig. 11

Sul N. 9 della rivista Area51 (Fig. 9 e 10) delle edizioni Hera, nelle edicole a partire dal 10 Giugno, sarà pubblicato un mio articolo il cui titolo è “ La profetica intuizione di Zecharia Sitchin ”. L'ipotesi è che la struttura urbana in oggetto sia proprio quella cui accenna il famoso sumerologo nei suoi libri: essa sarebbe stata creata dagli Anunnaki, i mitici abitanti del dodicesimo pianeta che sarebbero scesi anche sulla Terra ponendo le fondamenta della civiltà dei Sumeri in Mesopotamia.

Sembrerebbe impossibile reperire le prove di questa attribuzione ed invece ciò viene straordinariamente affermato, ma soprattutto provato, nell'articolo citato e sul libro Ossimoro Marte (Fig. 11) che sarà in vendita in tutte le librerie Feltrinelli a partire dal 5 Giugno 2006. ( www.ossimoromarte.blogspot.it ).

© Ennio Piccaluga
piccalugaennio@elleepisrl.it
www.elleepi.net/mars
www.ufonetwork.it



   

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